PSR PER L’UMBRIA 2014-2020

Il Programma di Sviluppo Rurale (PSR) è lo strumento, finanziato con fondi dell’Unione Europea (FEASR), dello Stato Italiano e della Regione Umbria, che definisce le principali strategie, gli obiettivi e gli interventi per i settori agricolo, agroalimentare e forestale, finalizzati a sostenere lo sviluppo delle aree rurali dell’Umbria già a partire dal 2007 e fino al 2020.

MISURA 16 – Cooperazione, Intervento 16.2.2. “Sostegno a progetti pilota e allo sviluppo di nuovi prodotti, pratiche, processi e tecnologie realizzati da altri partenariati diversi dai Gruppi Operativi e dalle Reti o Poli di nuova costituzione” DD n°5656 del 27/06/2016

TITOLO PROGETTO: Caratterizzazione e impiego del seme di Vicia Ervilia, come leguminosa da granella prodotta in Umbria, da somministrare nella dieta di bovini di razza Chianina in accrescimento e finissaggio (LegUmVerv)

DD 3973 DEL 24/04/2018 di approvazione del progetto.

IMPORTO AMMESSO A CONTRIBUTO: € 180.610,87

Capofila: Consorzio Produttori carne Bovina Pregiata delle razze Italiane (C.C.B.I.)

Partners: Pucci Dott. Goffredo Azienda Agricola, Agri Simba Società Agricola Semplice, Istituto di Bioscienze e Biorisorse del CNR (CNR-IBBR), Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari ed Ambientali  dell’Università di Perugia (DSA3), Dipartimento di Medicina Veterinaria  dell’Università di Perugia (DMV), CRF Consulenza Ricerca & Finanza s.r.l., Landini Giuntini SPA.

IDEA PROGETTUALE: L’idea progettuale è basata su una leguminosa attualmente sotto utilizzata come fonte di proteine per l’alimentazione zootecnica ed in particolare per i bovini da carne. Tale specie è la Vicia ervilia comunemente chiamata Veccia capogirlo, moco, moca o mociarino a seconda delle zone. Tale specie era comunemente usata nei sistemi agricoli di regioni temperate e sub tropicali come fonte proteica per l’alimentazione animale quando la soia e i panelli di estrazione non erano disponibili (Hanbury et al. 2000; Larbi et al. 2011). Ad una prima fase in cui verranno analizzate le proprietà del seme di V.ervilia e verrà confermata l’adattabilità delle accessioni disponibili all’ambiente geo-pedologico umbro, seguirà una fase di implementazione con prove di somministrazione a vitelli di razza chianina in finissaggio in cui sarà prevista la valutazione delle performance e della qualità nutrizionale e organolettica della carne. Il successo o il fallimento nell’impiego di una determinata fonte proteica viene in ultima analisi sancito da un’analisi economica basata sul rapporto costi/benefici; una determinata fonte proteica alternativa alla soia, anche se dal contenuto proteico inferiore, potrebbe far registrare costi di produzione inferiori. Per contro, un processo o un prodotto che di per sé risulti relativamente costoso potrebbe migliorare la resa in termini di crescita animale o qualità delle carni e fa sì che i maggiori costi di produzione vengano efficacemente controbilanciati da un maggior guadagno in performance animale. Il progetto verrà quindi integrato da un’analisi economica puntuale sull’impiego del seme del moco come integratore proteico totale o parziale nelle formulazioni mangimistiche nel contesto economico e sociale dell’Umbria.

A supporto dell’analisi costi/benefici, verrà inoltre realizzata un’analisi di mercato finalizzata a verificare il grado di accettazione dei prodotti ottenuti con l’utilizzo delle nuove fonti proteiche individuate da parte del consumatore e della GDO (Grande Distribuzione Organizzata), nonché la propensione degli allevatori aderenti al Consorzio e dei produttori di mangimi di introdurre la V.ervilia nell’alimentazione bovina. Tale attività trova giustificazione nelle strategie di importanti catene distributive che hanno iniziato a commercializzare e pubblicizzare carni bovine, suine e avicole prodotte con mangimi che non contengono organismi OGM, in particolare soia e mais.

La proposta progettuale sopra enunciata viene presentata da un Consorzio di allevatori privato e da istituzioni universitarie, caratterizzate da professionalità complementari che spaziano dall’allevamento di razze bovine pregiate, alla conduzione di aziende agrarie, alle analisi economico estimative dei processi produttivi in agricoltura, e per quanto riguarda le istituzioni universitarie, competenze in genetica agraria, agronomia, scienza della nutrizione e alimentazione animale. Al termine del progetto, qualora tale specie si sarà dimostrata interessante, si potrà aprire un’interessante prospettiva anche per la sua coltivazione in aree marginali, attualmente sottoposte ad una forte erosione a causa del loro abbandono. Infatti la V.ervilia ben si adatta a terreni poveri e caratterizzati da un basso livello di precipitazioni annuali dove le colture destinate al consumo umano possono essere coltivate con estrema difficoltà. Si ritiene quindi che opportune miscelazioni di farine derivate da semi di questa leguminosa possano costituire una valida alternativa ai mangimi a base di soia e altre proteaginose e che possano contribuire, in prospettiva, alla sostenibilità ambientale delle produzioni zootecniche. 

COLLEGAMENTO TRA OBIETTIVI DEL SITO E IL SOSTEGNO FEASR:

Tra i fabbisogni di innovazione individuati dal PSR vengono qui di seguito riportati quelli che maggiormente possono essere messi in relazione con gli obiettivi del progetto:

  • F01: Sostenere aziende agricole che adottano innovazioni di prodotto, di processo, di organizzazione e commercializzazione

Il presente progetto, prevedendo lo studio di proteaginose alternative come integratori proteici nei mangimi permette che i “nuovi saperi” elaborati dal mondo della ricerca, vengano trasformati in concreti progetti imprenditoriali.

  • F03: Sviluppo dei PEI che mettono insieme aziende agricole, industria di trasformazione e mondo della ricerca e dei servizi

Come ribadito dal rapporto finale sulle “Protein crops” dello European Innovation Partnership ‘Agricultural Productivity and Sustainability’ (EIP­-AGRI), nonché da programmi europei di ricerca quali il VII programma quadro e HORIZON2020, [in questa call il Dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e ambientali (UniPG DSA3) è una componente del Consorzio di 25 Istituzioni europee (Università, Centri di ricerca pubblici e privati, SME e Associazioni Agricole) e 29 Istituzioni cinesi (tra Università e Centri di Ricerca), che in data 13 Ottobre 2016 ha presentato un progetto denominato C-ELIA per ricerche in leguminose da foraggio (erba medica) e da granella (pisello proteico)], lo sviluppo di azioni consorziate che mettono insieme le eccellenze produttive legate al territorio con le esperienze scientifiche dei centri di ricerca è essenziale per coprire il gap non solo nazionale ma anche europeo di proteine di origine vegetale.

  • F08: Sostenere la diversificazione e multifunzionalità

La produzione in loco di leguminose da granella per l’alimentazione animale può costituire un metodo di diversificazione delle attività produttive e di avvicendamento colturale delle aziende zootecniche.

  • F09: Favorire la crescita del VA dei prodotti agricoli e forestali con innovazione e promozione

La produzione di carne rispettosa dei principi etici sul benessere animale, che garantisca un giusto reddito all’agricoltore/allevatore nel rispetto dell’ambiente, è un fattore favorevolmente percepito dal consumatore che aumenta il VA delle produzioni.

  • F10: Rafforzare la competitività delle filiere mediante qualità e promozione

Stessa considerazione di cui sopra con la necessità di associare ai fattori precedentemente enunciati la connotazione locale umbra come “Brand” commerciale.  

  • F14: Favorire la gestione e l’ampliamento degli habitat e delle aree naturali

La coltivazione della V.ervilia nelle aree ad Alto Valore Naturale potrebbe, prevenire l’erosione dei suoli abbandonati e, data la sua natura N-fissatrice, reintegrare il terreno di azoto assimilabile senza l’apporto di fertilizzanti chimici.

  • F17 Favorire una corretta gestione degli input al fine di migliorare la qualità delle acque

Essendo la V.ervilia una leguminosa adattata agli areali umbri svantaggiati, dove cresce spontaneamente in aree incolte, la sua coltivazione può mitigare effetti di contaminazione da nitrati e fitofarmaci delle falde acquifere.

  • F25 Migliorare la gestione degli allevamenti zootecnici per la riduzione di metano e di protossido di azoto

La V.ervilia presenta un modesta quantità di tannini condensati nel seme: tali composti potrebbero complessare le proteine nel rumine impedendone la degradazione massiva che causa prevalentemente perdite di azoto sotto forma di ammoniaca e, nello stesso tempo, permettendone una corretta assimilazione intestinale.

  • F31 Favorire partecipazione delle imprese agricole, agroalimentari e forestali a reti europee, nazionali e interregionali

Vedi commenti al fabbisogno F03

  • F32 Sostenere i principali settori produttivi del comparto agricolo ed agroalimentare

Tra i punti di debolezza individuati dall’analisi SWOT del Piano Zootecnico Regionale Umbro del settore bovini da carne, risalta l’aumento dei prezzi delle materie prime per l’alimentazione bovina. Il presente progetto potrebbe fornire agli allevatori una fonte proteica innovativa per l’alimentazione degli animali, facilmente reperibile sul territorio, la cui coltivazione è rispettosa dell’ambiente e che potrebbe contribuire a calmierare i costi delle razioni.

RISULTATI ATTESI

Il raggiungimento di tali obiettivi avverrà in base all’implementazione di 6 priorità generali

  • Priorità 1: Promuovere il trasferimento di conoscenze e di innovazione nel settore agricolo e nelle zone rurali

I partecipanti al partenariato si faranno promotori di un’intensa attività di formazione, informazione, consulenza e assistenza alle aziende che riguarderanno le modalità di coltivazione del moco, uso dei semi come integratore proteico nei mangimi dei bovini da carne e gestione delle razioni alimentari negli allevamenti.

  • Priorità 2: Potenziare la redditività e la competitività di tutti i tipi di agricoltura e promuovere tecnologie innovative per le aziende agricole.

L’inserimento di una nuova leguminosa nella filiera alimentare animale, potrebbe integrare il reddito aziendale sfruttando in maniera eco-sostenibile i terreni marginali poco adatti alle coltivazioni classiche per l’alimentazione umana. 

  • Priorità 3: Favorire l’organizzazione della filiera alimentare, il benessere degli animali e la gestione dei rischi nel settore agricolo

I risultati del progetto potranno, in prospettiva, favorire lo sviluppo della filiera corta nelle aziende agro-zootecniche favorendo la produzione, in proprio, dei costituenti dei mangimi controllando direttamente la loro salubrità per gli animali.

  • Priorità 4: Preservare, ripristinare e valorizzare gli ecosistemi relativi all’agricoltura.
  • Priorità 5: Incoraggiare l’uso efficiente delle risorse e il passaggio a un’economia a basse emissioni di CO2 e resiliente al clima nel settore agroalimentare.

L’introduzione di leguminose che, come il moco sono caratterizzate da basse o nulle esigenze chimiche e idriche ed elevata rusticità contribuiscono a reintegrare il terreno agricolo in maniera naturale di azoto assimilabile ed a ripristinare un corretto equilibrio tra le diverse componenti degli ecosistemi. Inoltre, il moco potrebbe contribuire a mitigare il fenomeno dell’erosione dei terreni marginali soggetti ad abbandono.

  • Priorità 6: Promuovere l’inclusione sociale, la riduzione della povertà e lo sviluppo economico nelle zone rurali.

L’introduzione della coltivazione del moco e il suo uso come integratore proteico nei mangimi animali potrebbe far diminuire il costo delle razioni favorendo così l’alleviamento delle condizioni di relativa povertà che si manifestano in alcune situazioni di marginalità territoriale, e conseguentemente l’inclusione sociale di categorie svantaggiate.

Nella UE esiste un deficit cronico di produzione di fonti proteiche per l’industria mangimistica. La carenza in prodotti ricchi in proteine è in continuo aumento e ha raggiunto un picco di circa il 77% del fabbisogno negli ultimi tempi. Per contro, la produzione domestica di fonti proteiche (oleaginose e proteaginose) si è notevolmente contratta per motivi che dipendono dalla riduzione delle aree di produzione (destinate a coltivazioni più redditizie) e da condizione climatiche sfavorevoli. In questo contesto, l’introduzione di una nuova coltura proteaginosa potrebbe costituire un’opportunità qualora i risultati prodotti dalla sperimentazione proposta siano promettenti. Per quanto riguarda le eventuali costrizioni nel raggiungimento degli impatti previsti, da un punto di vista normativo non risulta che esistano particolari regolamentazioni per la coltivazione di una specie leguminosa autoctona non-OGM mentre, come tutte le produzioni agricole da pieno campo, la produzione del seme potrebbe essere influenzata negativamente da avverse condizioni atmosferiche in fase di fioritura e allegagione. Per superare tali fonti di incertezza si adotteranno strategie di semina scalare in maniera tale da tamponare eventuali perdite di seme in caso di pioggia eccessiva in fase di fioritura. D’altra parte il moco presenta indeiscenza dei legumi e quindi la scalarità di fioritura non causa particolari problemi in fase di raccolta.